Con l’approssimarsi del 31 agosto 2024, il panorama normativo per le società sportive italiane sta subendo una trasformazione significativa. Le nuove disposizioni legislative richiedono l’adozione di modelli organizzativi e di controllo (MOG), nonché di codici di condotta mirati a tutelare i minori e prevenire molestie, violenza di genere e ogni altra forma di discriminazione. Queste misure sono parte integrante del decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, e mirano a garantire un ambiente sportivo più sicuro e inclusivo per tutti i partecipanti.
La normativa che entrerà in vigore è radicata nel D.lgs. 11 aprile 2006, n. 198, che si propone di contrastare ogni forma di discriminazione per motivi di razza, origine di etnia, religione, convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale. Questo decreto si integra con le disposizioni dell’art. 16 del D.lgs. 28 febbraio 2021, n. 39.
Obblighi per le società sportive e associazioni sportive
Le società sportive, sia professionistiche che dilettantistiche, sono chiamate a implementare modelli organizzativi e di controllo specifici per le loro attività. Questi modelli (MOG) devono includere codici di condotta che proteggano i minori e prevengano ogni forma di abuso e discriminazione. È fondamentale che tali modelli siano conformi alle linee guida stabilite dalle Federazioni Sportive nazionali e dagli Enti di promozione sportiva.
Tutela dei minori
Uno degli aspetti più cruciali della nuova normativa è la protezione dei minori. Le società e associazioni sportive devono adottare misure preventive per garantire la sicurezza dei giovani atleti, creando un ambiente privo di molestie e violenza di genere. Questo richiede l’implementazione di protocolli specifici e la formazione del personale per riconoscere e affrontare tempestivamente eventuali situazioni problematiche.
Contrasto alle discriminazioni
La normativa impone un impegno rigoroso nel contrastare ogni forma di discriminazione. Le società e associazioni sportive devono assicurarsi che le loro pratiche e politiche siano inclusive e rispettose delle diversità, sia che si tratti di etnia, religione, convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale. Le linee guida delle Federazioni Sportive offrono un quadro di riferimento per sviluppare politiche efficaci e inclusive.
Adeguamento dei modelli organizzativi
Per le società sportive che già dispongono di un modello organizzativo conforme al D.lgs. 231/2001, è necessario un adeguamento per allinearsi alle nuove disposizioni. Questo processo richiede una revisione dei modelli esistenti e l’integrazione di nuove misure specifiche per la protezione dei minori e la prevenzione delle discriminazioni. La conformità a queste nuove disposizioni è fondamentale per evitare sanzioni.
Il mancato adempimento delle nuove normative comporta sanzioni severe. Le procedure disciplinari adottate dalle Federazioni sportive nazionali e dagli Enti di promozione sportiva prevedono la sospensione dell’affiliazione per le società inadempienti. Questa misura può impedire la partecipazione alle competizioni sportive, con gravi ripercussioni sull’attività delle società coinvolte.
Che cos’è il Responsabile Safeguarding?
Il Responsabile Safeguarding è una figura sempre più centrale nelle organizzazioni sportive e educative, incaricata di garantire la protezione dei minori contro abusi, violenze e discriminazioni. Questo ruolo, che trae origine da principi di tutela e sicurezza, si inserisce in un contesto normativo e organizzativo sempre più attento alla protezione dei soggetti vulnerabili, in particolare dei minori.
La Figura del Responsabile Safeguarding
In un mondo dove la sicurezza dei minori è diventata una priorità assoluta, il Responsabile Safeguarding emerge come garante dei diritti dei bambini e degli adolescenti, assicurando che gli ambienti sportivi e educativi siano sicuri e protettivi. Questa figura deve essere indipendente dall’organizzazione sportiva, il che implica una certa autonomia decisionale e una distanza operativa da chi gestisce direttamente le attività sportive. Tale indipendenza è cruciale per evitare conflitti di interesse e garantire che ogni intervento a tutela dei minori sia imparziale e oggettivo.
Requisiti per la Nomina del Responsabile Safeguarding
La nomina del Responsabile Safeguarding non è un compito da prendere alla leggera. Questa persona deve possedere una solida preparazione educativa e psicologica, che le permetta di comprendere e affrontare le problematiche relative alla protezione dei minori. La formazione continua è fondamentale: il Responsabile deve aggiornarsi costantemente su nuove metodologie di protezione, normative e best practice. Inoltre, deve dimostrare empatia e avere eccellenti capacità comunicative, essenziali per instaurare un clima di fiducia e collaborazione con allenatori, istruttori e soprattutto con i giovani atleti.
Funzioni e Responsabilità del Responsabile Safeguarding
Le funzioni del Responsabile Safeguarding devono essere chiaramente definite all’interno dei Modelli di Organizzazione e Gestione (MOG) di ciascun ente sportivo. Questo include la supervisione delle politiche di protezione dei minori, l’organizzazione di riunioni periodiche per discutere e migliorare le procedure in atto, e il coinvolgimento attivo di tutte le parti interessate. Inoltre, il Responsabile deve monitorare attentamente l’applicazione delle linee guida e assicurarsi che siano seguite rigorosamente.
Obblighi di Certificazione
Un aspetto cruciale nella nomina del Responsabile Safeguarding è la certificazione antipedofilia. Questo certificato, richiedibile presso l’ufficio del casellario giudiziale, è un requisito imprescindibile per chiunque venga scelto per questo ruolo. Assicura che la persona nominata non abbia precedenti penali che potrebbero mettere a rischio i minori.
Chi Nominare come Responsabile Safeguarding?
La nomina del Responsabile Safeguarding presenta alcune sfide, specialmente per quanto riguarda l’indipendenza della figura rispetto all’organizzazione sportiva. Sarebbe infatti inappropriato nominare un allenatore, un istruttore, o un membro del consiglio direttivo, poiché tali figure potrebbero avere conflitti di interesse che comprometterebbero l’efficacia del loro ruolo. Per mantenere l’indipendenza e l’imparzialità, è consigliabile optare per un soggetto esterno all’organizzazione. Tuttavia, questo può essere difficile da attuare, soprattutto per le piccole associazioni sportive che potrebbero non avere le risorse necessarie.
Soluzioni per Piccole Associazioni
Per le piccole associazioni sportive, dove potrebbe essere complicato trovare un soggetto esterno idoneo, è possibile nominare una figura interna che non ricopre ruoli operativi o direttivi. Ad esempio, un consigliere o un dirigente senza incarichi specifici, un socio che non ha responsabilità operative, o un genitore potrebbero essere opzioni valide. L’importante è che questa persona sia percepita come imparziale e che abbia le competenze necessarie per svolgere il compito.
Obblighi di Comunicazione
Una volta designato il Responsabile Safeguarding, è obbligatorio informare soci e tesserati della sua nomina. Questa informazione deve essere resa pubblica tramite il sito web dell’associazione o altre modalità di comunicazione che garantiscano la massima visibilità, come i social network o avvisi affissi presso la sede sociale. È inoltre fondamentale fornire le modalità di contatto del Responsabile per permettere a chiunque di segnalare eventuali problemi o violazioni.
Il ruolo del Responsabile Safeguarding è fondamentale per creare un ambiente sicuro e protettivo per i minori, specialmente in contesti sportivi. La sua nomina e la sua operatività devono essere gestite con grande attenzione per garantire che ogni giovane atleta possa svilupparsi in un ambiente che tuteli i suoi diritti e la sua integrità. Le organizzazioni sportive devono quindi impegnarsi a selezionare con cura questa figura e a supportarla con adeguate risorse e formazione continua.
