I lavoratori dipendenti delle amministrazioni pubbliche possono collaborare con associazioni e società sportive dilettantistiche, federazioni sportive e altri enti, purché fuori dall’orario di lavoro e rispettando gli obblighi di servizio. Tuttavia, esistono regolamentazioni specifiche per distinguere tra volontariato e lavoro retribuito, con implicazioni burocratiche diverse.
Le principali normative che regolano questa materia sono:
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D.Lgs. n. 165/2001: disciplina il lavoro pubblico.
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D.Lgs. n. 36/2021: introduce specifiche procedure per il lavoro sportivo.
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D.L. n. 71/2024, convertito in legge n. 106/2024: semplifica le regole per lavori sportivi con compenso inferiore a 5.000 euro annui.
Possibilità di Collaborazione con Enti Sportivi
I lavoratori pubblici possono svolgere attività presso enti sportivi purché:
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L’attività sia svolta al di fuori dell’orario di lavoro.
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Non vi siano conflitti di interesse con il loro ruolo pubblico.
Distinzione tra Volontariato e Lavoro Retribuito
Volontariato sportivo
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Nessun compenso.
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Obbligo di comunicazione preventiva alla propria amministrazione.
Lavoro sportivo retribuito
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Richiede autorizzazione da parte dell’amministrazione di appartenenza.
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Se il compenso è inferiore a 5.000 euro annui, basta la comunicazione preventiva.
Obblighi di Comunicazione e Autorizzazione
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Volontariato: comunicazione preventiva alla PA.
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Lavoro retribuito: richiesta di autorizzazione, con attesa fino a 30 giorni.
Silenzio-assenso e tempi di risposta della PA
Se la PA non risponde entro 30 giorni, l’autorizzazione si considera concessa per il principio del silenzio-assenso.
Semplificazione per compensi inferiori a 5.000 euro annui
Grazie al D.L. n. 71/2024, non è più necessaria l’autorizzazione per lavori con compensi inferiori a 5.000 euro annui: basta la comunicazione preventiva.
Criteri per il Rilascio dell’Autorizzazione
Le amministrazioni valutano:
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Incompatibilità: l’attività sportiva non deve ostacolare il ruolo pubblico.
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Conflitto di interessi: nessun beneficio personale dall’attività sportiva.
Compatibilità con l’orario di lavoro
L’attività deve avvenire fuori dall’orario di servizio e non deve interferire con il lavoro principale.
Prevalenza dell’attività sportiva nei contratti full-time
Per i dipendenti full-time, il lavoro sportivo non può superare il 50% dell’orario settimanale.
Durata e continuità dell’attività sportiva
L’attività sportiva non deve compromettere il regolare svolgimento dei compiti pubblici.
Obblighi del Datore di Lavoro Sportivo
Deve verificare che il dipendente pubblico:
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Abbia fatto la comunicazione preventiva o ottenuto l’autorizzazione.
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Rispetti i limiti di orario e compatibilità.
Sanzioni per Mancata Autorizzazione
Lavorare senza autorizzazione può comportare sanzioni disciplinari e, in alcuni casi, il licenziamento.
Implicazioni Fiscali e Previdenziali
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I compensi sopra i 5.000 euro sono soggetti a tassazione e contributi previdenziali.
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Il datore di lavoro sportivo deve versare i contributi INPS e IRPEF.
Conclusione
Le nuove normative hanno introdotto una maggiore flessibilità per i lavoratori pubblici nel settore sportivo, ma rimane fondamentale rispettare le procedure per evitare problemi amministrativi o legali.
Domande Frequenti (FAQ)
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Un dipendente pubblico può lavorare in una società sportiva?
Sì, purché rispetti gli obblighi di comunicazione o autorizzazione previsti. -
Quando è necessaria l’autorizzazione?
Solo per il lavoro retribuito con compensi superiori a 5.000 euro annui. -
Se la PA non risponde entro 30 giorni?
L’autorizzazione si considera concessa per silenzio-assenso. -
Un dipendente full-time può lavorare nello sport?
Sì, ma l’attività non deve superare il 50% dell’orario settimanale. -
Quali sono le sanzioni se non si rispetta la normativa?
Possono variare da sanzioni disciplinari fino al licenziamento
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